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Il Monte Carpegna, i caratteristici ammassi rocciosi del Sasso Simone e Simoncello, decine di chilometri di sentieri attraverso una delle cerrete più grandi d'Europa... questo e tanto altro vi aspetta a Carpegna per una lunga vacanza o una gita fuoriporta a contatto con la natura!

Sasso Simone e Simoncello

Sasso Simone e Simoncello (c) Foto di Benito Vandi

Gli ammassi rocciosi del Sasso Simone e Simoncello, con il loro profilo unico, sono senza dubbio la caratteristica peculiare di Carpegna e dell'intero Montefeltro.

L'origine di questi ammassi rocciosi deriva dal deposito di sedimenti marini che sono affiorati e traslati dall'area tirrenica frammentandosi lungo la costa appenninica, dal Casentino al Monte Fumaiolo e fino al monte Titano.

L'origine del nome sembra sia da attribuirsi ad un eremita, Simone appunto, che su questo altopiano stabilì la sua dimora spirituale.

Dal 1994 il Sasso Simone (1204 m s.l.m.) e Simoncello (1221 m s.l.m.) fanno parte e danno il nome al Parco Interregionale del Sasso Simone e Simoncello, che si estende per oltre 5.000 ettari nei comuni di Carpegna, Frontino, Montecopiolo, Pennabilli (RN), Piandimeleto e Pietrarubbia e alla Riserva Naturale del Sasso Simone nel comune di Sestino (AR).

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Monte Carpegna

Foto di Toni Pecoraro - WikipediaRiconoscibile fin dalla costa adriatica per via delle sue striature calcaree, il monte Carpegna svetta sul Montefeltro fino a 1415 m s.l.m.

La fitta vegetazione è prevalentemente popolata da pini neri d'Austria e abeti, frutto di un rimboschimento dei primi anni del '900, quando l'ammasso montuoso era pressoché spoglio di vegetazione e costituiva quindi un pericolo per l'abitato di Carpegna.

Anche il monte Carpegna è all'interno del Parco Interregionale del Sasso Simone e Simoncello e come i due ammassi rocciosi è meta ideale per ogni tipologia di escursionismo, con decine di chilometri di sentieri che si intrecciano e portano ai prati sommitali, da cui è possibile godere di una fantastica veduta della costa adriatica, da Ravenna al Conero e, nelle giornate più limpide, scorgere perfino i Sibillini o uno scorcio umbro nei pressi di Gubbio.

In particolare il monte Carpegna, o più semplicemente "il Carpegna", è meta di migliaia di ciclisti che scalano i 22 tornanti che dal centro di Carpegna portano sulla vetta e che sono stati per anni terreno di allenamento del grande Marco Pantani.

Qui di seguito vi riportiamo un estratto di una sua famosissima intervista dove Il Pirata parla dei luoghi e delle strade dove amava allenarsi: "… È sul Carpegna che ho preparato tante mie vittorie. Non ho bisogno, prima di un Giro o di un Tour, di provare a una a una tutte le grandi salite. Una sola volta, se ricordo bene, sono andato a dare un’occhiata in anticipo al Mortirolo e al Montecampione. Ma in macchina. E non mi è servito neanche molto.” Il Carpegna mi basta. “Da Coppi in poi, è una salita che ha fatto la storia del ciclismo e ogni tanto anche il Giro c’è passato. Io non le conto più le volte che l’ho fatta, allenandomi. Direte che sono un tradizionalista. Forse sì. Sempre ad allenarmi sulle stesse strade di casa. Sempre a spingere gli stessi rapporti, gli stessi che uso in corsa. Sempre in giro senza borraccia, perché mi bastano quelle quattro fontane che so io dove sono. Una proprio a Carpegna, il paese."

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Il Cippo di Carpegna

Casa Forestale loc. Cippo, foto Comune di Carpegna

Situato circa a metà strada tra l'abitato di Carpegna e la vetta del monte, il Cippo del monte Carpegna prende il nome dal monumento eretto in memoria di Sandro Italico Mussolini, nipote del Duce prematuramente scomparso di leucemia a 20 anni.

Sempre in località Cippo, ultimo luogo aperto al traffico, è presente il Museo della Pineta, ricavato da una ex-casa forestale, in cui è possibile osservare, ascoltare e toccare i "segni" caratteristici della bosco che ricopre il monte Carpegna: registrazioni audio dei versi degli animali selvatici, segni distintivi degli animali che popolano il bosco, stratigrafia delle piante e tante altre piccole curiosità.

In questo luogo è stato eretto, dall'artista locale Francesco Maria Tigli, anche il monumento celebrativo a Marco Pantani, che su queste strade sovente si allenava prima delle sue grandi imprese nelle corse a tappe.

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