Il Palazzo dei Principi

Palazzo dei principi

Struttura di dimensioni considerevoli, di chiaro stile fiorentino, rappresenta uno dei migliori esempi di palazzo-fortezza presenti nel territorio. Di forma squadrata, con risalti ai fianchi che ne aumentano l'imponenza, dotato di due ingressi nobili, uno sul retro sopravanzato da un ponticello e quello frontale sopravanzato da una doppia scalinata con balconcino. Sul retro ampio parco/giardino circondato da alte mura.

La casata dei conti di Carpegna che regnò su questo territorio fin dall'anno Mille, ebbe il loro periodo di maggior espansione attorno al 1200. Fedeli alll'imperatore Federico II, schierati dalla parte dei ghibellini, rimasero sempre fedeli a questa fazione.

Diversi erano i castelli conquistati o edificati nei secoli, fra cui la rocca nel paese di Carpegna, edificata su uno sperone roccioso posto al di sopra dell'attuale palazzo, e dimora abituale della casata.

Una delle figure di maggior spicco della famiglia fu il Conte Gaspare, canonico di S. Pietro, nominato Cardinale nel 1370 e Vescovo nel 1698.

Ed è proprio il conte Gaspare che decise di costruire il nuovo palazzo con il duplice intento di ottenere una dimora dotata di migliori mezzi di difesa e nello stesso tempo più consona al livello di nobiltà raggiunto dalla famiglia. Il progetto fu affidato all'architetto Giovanni Antonio De' Rossi e i lavori di costruzione iniziarono il 30 aprile 1674

La realizzazione non fu certo facile e veloce, servirono circa quattro anni solo per bonificare il terreno drenando le numerose falde acquifere presenti. Per il materiale furono probabilmente in parte utilizzate le masserizie della vecchia rocca, oltre a numerose pietre in arenaria fatte pervenire dai vicini centri di Pietrarubbia e Miratoio. Solo nel 1690 si poterono considerare ultimati i sotterranei ed il primo piano dell'edificio.

Deceduto nel 1695 l'architetto De' Rossi, la direzione dei lavori di costruzione passò a Antonio Bufalini, e nel 1696, ventidue anni dopo l'inizio dei lavori, il palazzo si poté finalmente considerare ultimato.

La storia del palazzo naturalmente si unisce e confonde con quella dei suoi proprietari e dell'abitato omonimo. Morto Gaspare nel 1714 la contea passò al nipote Francesco Maria, a cui succedette nel 1754, non senza difficoltà ed in mancanza di discendenza maschile, il nipote Antonio Gabrielli con l'obbligo di assumere il cognome materno dei Carpegna.

Parzialmente danneggiato nel 1781 da un forte movimento tellurico, subì ulteriori danni a seguito di una battaglia avvenuta nel 1786 al suo interno ad opera del governo pontificio nel tentativo riuscito di catturare un bandito che vi aveva trovato rifugio. Nello stesso anno a dicembre un secondo movimento tellurico arrecò ulteriori gravi danni, per cui negli anni dal 1787 al 1790 si resero necessari lavori di ristrutturazione e risanamento in parte sostenuti con fondi messi a disposizione dalla Santa Sede.

Entrato a far parte del Regno d'Italia sotto il dominio francese nel 1807, ritornò ad essere territorio libero all'interno dello stato Pontificio alla caduta di Napoleone. All'epoca era conte Gaspare, figlio di Antonio Carpegna-Gabrielli.

Nel 1819 il palazzo viene ceduto alla Santa Sede, a seguito del decreto emesso nel 1816 da Papa Pio VII per l'abolizione dei feudi.

Riacquistato nel 1851 dal conte Luigi di Carpegna-Falconieri, da questa data il palazzo è rimasto sempre in proprietà della famiglia che con Luigi assume anche il titolo di Principe derivante per discendenza dalla nobile famiglia fiorentina dei Falconieri. Titolo confermato al discendente conte Guido dal re Vittorio Emanuele III.

Nel 1943, durante la seconda guerra mondiale, nel Palazzo dei Principi furono trasferite numerosissime opere d'arte nel tentativo di sottrarle alle distruzioni dei bombardamenti. Giunsero così immensi capolavori artistici dal Castello Sforzesco di Milano e tutto il tesoro di San Marco. Roma occultò in questo palazzo 67 quadri delle sue varie gallerie, oltre al materiale archeologico del Museo Etrusco di Tarquinia. Donatello, Veronese, Raffaello, Tiziano, Antonello da Messina, Pinturicchio, Beato Angelico, Bramante, Piero della Francesca, Tintoretto, Caravaggio. Tutte le più importanti opere pittoriche italiane, una concentrazione dal valore inestimabile, erano racchiuse in questo palazzo, murate in un locale segreto: mai nessun museo poté vantarsi di aver racchiuso in una sola volta tanti tesori.

Per rendere omaggio allo straordinario impegno e coraggio di P. Rotondi " un uomo che ha speso la sua vita per l’arte" (Giulio Carlo Argan), è stato istituito, nell’ambito del progetto Arca dell’Arte, il Premio Rotondi ai salvatori dell’Arte. L’iniziativa vuole gettare un ponte ideale tra passato, presente e futuro, per ricordarci che la salvaguardia dei beni artistici richiede l’impegno di noi tutti. Il Premio internazionale, articolato in quattro sezioni (Marche, Italia, Europa, Mondo) e un Premio speciale della Giuria, è assegnato ogni anno ai protagonisti di oggi, in ogni parte del mondo, di esemplari azioni di salvataggio del patrimonio artistico. La presentazione dei vincitori avviene ogni anno nel mese di maggio a Carpegna mentre la premiazione dei vincitori avviene ogni anno, nel mese di giugno a Sassocorvaro, con la consegna di una scultura appositamente ideata e realizzata dall’artista Arnaldo Pomodoro.

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